Villaggio Coldiretti: a lezione di pet therapy con Lucignolo e Mirtillo, gli asini sardi del San Raffaele di Viterbo

Villaggio Coldiretti: a lezione di pet therapy con Lucignolo e Mirtillo, gli asini sardi del San Raffaele di Viterbo

Quanto vale una carezza? Per comprenderlo basta affacciarsi in questi giorni al Villaggio Coldiretti di stanza al Circo Massimo presso lo stand del San Raffaele di Viterbo. Da oggi e sino a domenica compresa un’équipe del Centro di Riabilitazione Equestre della struttura viterbese illustrerà al pubblico l’importanza dell’ausilio degli animali come i due asinelli sardi, Lucignolo e Mirtillo, nei percorsi riabilitativi delle disabilità ma anche in ambito psichiatrico. L’onoterapia (un tipo di pet therapy praticata utilizzando gli asini), se associata alle terapie tradizionali, funziona anche nei casi di disturbi alimentari o di tossicodipendenza. Ma è adatta di fatto anche nelle attività ludico-educative. Perché sì, il più bravo è davvero l’asino. Al netto dei pregiudizi e delle favole, è infatti uno dei mammiferi più intelligenti, è un animale attento, affidabile e ponderato e ha una memoria eccezionale: quel che ha conosciuto e sperimentato una volta non lo dimentica mai più. Mai brusco o violento, cerca il contatto con l’uomo tendendo il muso verso la mano.

“La sicurezza, l’affidabilità, la pazienza e la lentezza dei suoi movimenti” spiega Piergiorgio GuidorziDirettore Sanitario del Centro di Riabilitazione San Raffaele di Viterbo “sono infatti elementi che possono risultare estremamente utili in interventi terapeutici soprattutto in pazienti affetti da disturbi depressivi, di ansia generalizzata, in particolari tipi di schizofrenia  ma soprattutto in disturbi dello spettro autistico. L’onoterapia, quale attività riabilitativa, mira al recupero di particolari risorse interne attivando un più facile e consapevole rapporto con la propria interiorità facilitando il rapporto tra il sé ed il mondo esterno. Nella depressione il rapporto empatico tra il paziente e l’animale  diminuisce il senso di solitudine  e di difficoltà nel relazionarsi socialmente, aumentando di conseguenza  una consapevolezza del proprio sé affettivo. Nei casi di ansia generalizzata si stimola nel rapporto con l’asino  un senso di sicurezza e rilassamento, così necessario al paziente affetto da tensioni e nervosismi. Nei sintomi anedonici della depressione, così come in certe forme di schizofrenia, l’interazione  con l’animale  produce una forma di soddisfazione emotiva che normalmente non è sperimentata da questi pazienti, incapaci di provare forme di gratificazione e/o di rallegrarsi per qualcosa. Con i  bambini autistici altresì è in grado di stimolare una maggiore capacità di rapportarsi con l’ambiente grazie alle caratteristiche dell’animale di ispirare appunto sensibilità, sicurezza e soprattutto affidabilità”. E allora sì, vale tanto una carezza.

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